Case invisibili di Bruno Mattu

Subito dopo aver chiuso la porta si rese conto di aver commesso un terribile sbaglio

le pareti del suo appartamento si erano dissolte e le sue cose erano alla mercé, non solo dei suoi occhi, ma anche di quelli altrui. Doveva aver attivato una sorta di smaterializzazione dei muri.

A riaprire la porta poteva azionare qualche altro meccanismo. Sarebbe stato meglio leggere le istruzioni, ma la fretta di abitare in quella sofisticatissima casa, gioiello della domotica, lo aveva indotto a procrastinare. Ora non si rammentava più dove le aveva collocate e, davanti quella porta, che nemmeno si vedeva, restava interdetto.

La chiave elettronica, colma di pulsanti strani, tra le sue dita, appariva strumento diabolico. Avrebbe voluto disfarsene, ma poi come sarebbe rientrato? Le sue cose erano lì, ma non poteva toccarle, né raggiungerle. Il muro non si vedeva, la sua solidità, nonostante quella trasparenza, restava immutata al tocco.

Ciò che gli lasciava un barlume di speranza, era il fatto che non fosse l’unico a trovarsi in quella situazione. Il pianerottolo era gremito degli abitanti che vi risiedevano e l’intera scala pullulava di persone chiuse fuori: indizio che quella tecnologia non aveva trovato adeguati proprietari.

La cosa strana, notata dai passanti della strada sottostante, era la presenza di mobili, suppellettili e soprattutto persone, sospese a mezz’aria e ad altezze diverse, che armeggiavano intorno a qualcosa che non c’era.

La Società Immobiliare l’aveva annunciato: “Fantastiche case del futuro a prezzi modici nelle quali resterete a bocca aperta!”

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