Ci sono artisti che seguono un percorso lineare, altri che lo reinventano ogni volta da capo. Loki appartiene decisamente alla seconda categoria. Ogni suo brano sembra arrivare da una notte diversa, da un pensiero affilato, da un’urgenza che non si può ignorare. Mondo diss-torto nasce così: quasi per caso, ma con dentro tutta l’intenzione di chi ha capito che è il momento di cambiare passo, di mettersi in discussione, di evolvere.
Il suo è un rap che non cerca scorciatoie: è pieno di storie da raccontare, di immagini da scomporre, di parole che suonano come colpi secchi o riflessioni lente. C’è tecnica, c’è visione, c’è la voglia di far convivere l’istinto del freestyle con l’amore per la scrittura poetica. Loki è beatmaker, autore, performer, ma soprattutto è uno che si fa domande, che mette in gioco la propria identità ogni volta che scrive, ogni volta che sale su un palco.
In questa intervista ci apre le porte del suo mondo – distorto, sì, ma mai banale. Un mondo fatto di nottate in studio, ispirazioni che arrivano all’improvviso, equilibrio tra parola e suono, e sogni che vanno da J. Cole a Mondo Marcio, passando per il desiderio semplice ma potentissimo di fare, ogni volta, un passo in più.
“Mondo diss-torto” segna un nuovo capitolo per te. Come nasce il brano e cosa rappresenta nel tuo percorso artistico?
Il brano è nato quasi “per caso”, ero in studio da NFL una nottata, mi ha fatto ascoltare questo beat vecchissimo che aveva il nome di “GreveGlitch” me ne sono subito innamorato, super particolare.
Così in men che non si dica…avevo già iniziato a scrivere…poi il processo per arrivare ad Isa è un’altra storia.
Nel mio percorso artistico rappresenta sicuramente una svolta, come sound, identità, originalità. Un Loki più fresco, più diretto che dimostra di aver le capacità di evolvere.
Hai uno stile che oscilla tra liriche affilate e sonorità immersive. Come lavori sull’equilibrio tra parola e suono in fase di produzione?
Ma in realtà non è complesso mantenere questo equilibrio. Grazie al cielo ho una buona penna e inoltre sono anche beatmaker, quindi riesco a gestire e giostrare entrambe le cose, che la strumentale sia mia o meno.
Modificare, migliorare…è una cosa che mi viene abbastanza naturale.
Lo storytelling è un elemento centrale nella tua musica. Cosa deve avere una storia per diventare un tuo testo?
Lo storytelling è un arte. Una storia per diventare un mio testo deve avere sicuramente originalità, mistero e sentimento.
Se non riesci a raccontare una storia intraprendente che c***o scrivi a fare?! Io Loki la penso così…sarò un po’ sfacciato ma se non c’è un viaggio, un messaggio all’interno delle rime per me non ha senso.
L’identità musicale è in continua evoluzione, ma c’è qualcosa che resta sempre nei tuoi brani?
Assolutamente. La penna affilata resta sempre. Fa da filo conduttore sempre. Nonostante la mia identità muti, cambi, evolvi…il mio modo di scrivere resta sempre quello sotto sotto.
Uno dei miei punti di forza. Il contenuto resta sempre nei miei brani. E resterà sempre.
Come ti relazioni con le produzioni: preferisci costruire i brani partendo da un beat o da un’idea di testo?
Sinceramente?! Loki fa entrambe le cose, addirittura è successo anche contemporaneamente, mentre produco, scrivo, mentre scrivo, produco…o mentre il socio sforna hit butta giù la batteria o un sample figo capita che scrivo di getto nello stesso momento. Non ho mai preferito né una nell’altra cosa, nessun problema se l’ispirazione c’è le barre peso arrivano non importa in che ordine.
Qual è il rapporto tra rap e poesia nel tuo modo di scrivere? Ti ispiri a modelli anche fuori dal rap?
Assolutamente, amo la poesia, amo le metriche dei poeti francesi. Amo gli endecasillabi, le metriche strane, le scritture poetiche in generale. Tanto che nel mio primo album l’intro e l’outro sono due e vere proprie poesie su un tappeto musicale ambient d’accompagnamento.
Mi ispiro molto ai poeti maledetti nella mia scrittura ma penso che si capisca no?!
La scena hip hop italiana è molto varia oggi. Cosa ti differenzia e dove ti collochi all’interno di questo panorama?
La scena Hip Hop sta evolvendo, ora grazie al cielo sta tornando di moda il boom bap, il banger, dove io ci sguazzo. Mi differenzio penso per la mia originalità, per il mio approccio strampalato di fare rap, senza canoni, senza regole seguendo idee ben chiare ma visionarie. Ho comunque un impronta da freestyler e da vecchia scuola ma con gli anni ho osato sperimentare molto sia sulla mia voce che sulle produzioni. Dove mi colloco?! A livello di live penso di dare la m***a a mezza scena di emergenti, ma resto sempre umile. Non mi colloco da nessuna parte. Penso solo a fare bene pezzo dopo pezzo.
C’è un artista o una collaborazione che sogni particolarmente per il futuro?
Allora, domanda difficilissima. Ma un giorno vorrei immaginarmi un “Loki feat. J Cole” in America e un “Loki feat. Mondo Marcio” in Italia. Artisti che amo, per attitudine sul palco, liriche, testi, sound e flow. È ambizioso ma spero di arrivarci e se non ci arrivo…amen ci ho provato con tutte le mie forze!
