L’esordio discografico di Paolo Mormile, in arte semplicemente Mormile, è un atto di coraggio stilistico e di chirurgica coerenza sonora. “Miracoli, Catrame” non è solo una collezione di brani, ma un vero e proprio ecosistema sonoro, costruito meticolosamente sull’intersezione tra il pop d’autore napoletano, le rarefazioni dell’elettronica contemporanea e l’inconfondibile groove del funk anni ’70. L’artista stesso ha chiarito che il disco rappresenta un punto di incontro tra le sue diverse anime: quella più melodica, quella devota al sound e, infine, quella cantautorale. È proprio in questa fusione che risiede il fascino e la complessità dell’opera.
Il viaggio inizia con “FILTRO”, una traccia introduttiva strumentale che, come suggerisce il titolo, funge da diaframma, immergendo l’ascoltatore in uno scenario fatto di suoni ventosi e metallici, simboli dell’incontro con lo specchio, elemento chiave del racconto interiore. Da qui si passa, senza soluzione di continuità, a “IN ABITO DA SERA”, un brano che, privo di uno schema tradizionale, esplode con un imponente stacco di batteria e scene surrealiste tinteggiate dai synth. Questo è il primo indizio della libertà compositiva che permea l’album.
La cifra stilistica di Mormile emerge in modo lampante in “UN PO’ RETRÒ”, un singolo che è già un manifesto funk-pop di chiaro stampo anni ’70. Il brano ha la leggerezza della chase notturna e l’ossessione romantica per una figura vestita di un cappotto d’antan. Allo stesso modo, “MARÌ (poltrona in pelle verde)” paga il suo debito d’onore alla discofunk italiana settantiana, ma lo fa con un approccio affilato e assolutamente attuale. In entrambi i casi, l’apporto dei musicisti e dei co-produttori (Pasquale Storace e Davide Capolongo) è cruciale nel modellare questo sound vivido e colorato.
L’album non teme, tuttavia, di esplorare le derive più intime e sperimentali. La coppia “LTMTV” e “MOQUETTE BLU” è significativa: il primo è un brano dance-elettronico che sfocia in un “delirio strumentale” operistico, omaggiando il Leitmotiv classico ; il secondo è il suo “gemello”, che affronta lo stesso disagio della dissociazione sociale ma con un’estetica sonora differente, cercando di farsi inno atemporale contro il conflitto interiore. Sono momenti in cui la ricerca sonora, pur rimanendo nell’alveo del pop, si fa più ambiziosa e artigianale.
Il culmine emotivo è raggiunto dalla ballad “COMICHE ANNATE COSMICHE” , un flusso di coscienza cantautorale che naviga tra la scala cosmica e quella più quotidiana dell’esistenza, passando dalle retoriche stanche alle notti alcoliche di periferia. L’atto finale, la title track “MIRACOLI, CATRAME” , chiude il sipario con uno scenario onirico di suggestioni elettroniche, un rifugio chiuso a chiave dove l’autore relega i suoi desideri, bilanciando l’ambizione pura (Miracoli) e lo squallore mortificante (Catrame) che coesistono in lui. Un lavoro denso, rifinito, che stabilisce Mormile non come una promessa, ma come una solida identità nel panorama del pop d’autore italiano.

