A Shadow in the Sun di Onisco, in uscita il 14 novembre, non è solo un brano: è un luogo in cui mi sono ritrovato senza cercarlo. C’è qualcosa in quella fusione di elettronica e malinconia che sembra parlare direttamente a chi, come me, vive spesso in bilico tra il bisogno di correre e quello di scomparire per un momento.
La produzione è luminosa, quasi trasparente, ma dentro ci scorre una corrente emotiva più scura, più intima. La voce di Onisco non chiede attenzione: la conquista da sola, con una sincerità che spiazza. Quando canta della frenesia del mondo, dei ritmi che non riconosce, ci sento la mia stessa fatica di appartenere.
E poi arriva quella frase—“sola come un’ombra nel sole”—che rimane appiccicata addosso come una verità troppo semplice per non essere universale.
Per me questo brano è una pausa gentile: un invito a respirare, a restare anche quando non ci si sente al proprio posto. Onisco riesce a trasformare il senso di smarrimento in un rifugio, e in quei tre minuti e poco più mi sono sentito meno solo, un po’ più visto, un po’ più vero.

