evo ammetterlo: i primi due singoli di Otus Medi mi avevano già colpito. C’era qualcosa di diverso nel loro suono — una sincerità, un modo di costruire l’elettronica che sembrava andare oltre la pura estetica, come se dietro ogni battito ci fosse un pensiero, un’emozione, una storia. Ma ascoltare Ethos per intero è tutta un’altra cosa. È come vedere finalmente il quadro completo: nove tracce che non stanno ferme un secondo, che respirano, che si contraddicono e si abbracciano.
Questo disco è una bomba sul cuore. Non perché esploda di energia — anche se a tratti lo fa — ma perché arriva dritto dentro, senza filtri. Ogni pezzo sembra muoversi su un filo sottile tra due estremi: luce e ombra, calma e tensione, sogno e realtà. E quello che colpisce di più è proprio il modo in cui Otus Medi riesce a far convivere tutto questo, come se il contrasto fosse la lingua naturale del suo mondo.
Ci sono momenti che ti fanno fluttuare, come Pulsing Waves, con la sua eleganza classica e la delicatezza degli strumenti reali. Poi arrivano brani come Cake, che ti scuotono con la loro freschezza e le vibrazioni pop giapponesi, leggere ma potentissime. E poi, d’improvviso, Neige Rouge o Now I Know: inizi alleggerito, e finisci con un nodo in gola. È un continuo spostamento emotivo, un viaggio in cui nulla resta uguale a com’era un minuto prima.
L’elettronica qui non è mai fredda. È viva, piena di materia, di calore umano. Merito anche delle collaborazioni: il violino di Mario Bajardi, le voci di Lecicia Sorri e Sunbluss — usate come strumenti, senza parole — danno un’anima nuova al suono, come se ogni frequenza fosse un battito.
Ethos è un disco che non si piega alle regole del mercato, e questo si sente. È pensato, curato, imperfetto nel modo giusto. Ti chiede di alzare il volume e di farti attraversare. Di lasciarti cambiare un po’.
Alla fine dell’ascolto, resta la sensazione di aver compiuto un viaggio dentro qualcosa di unico e personale. Un disco che parla senza parlare, che emoziona senza cercare di piacere. Fuori dal comune, sì. Ma soprattutto, profondamente vero.

