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“Follia” è l’atteso ritorno di Lara Serrano, un tuffo tra le ferite del passato per amarsi nella propria totalità

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Anteporre se stessi alle proprie maschere, a tutti quei filtri e quelle convenzioni che indossiamo quotidianamente come abiti ben disposti nell’armadio delle apparenze – e delle difese da esse – per mostrarci diversi, altro da ciò che siamo, allo sguardo del mondo, ma soprattutto al nostro, il più crudele e indagatore, abituandoci così ad interpretare ruoli, copioni e vesti che non ci rappresentano e ci distanziano sempre di più dal nostro vero nucleo, dalla nostra reale natura.

Questo è ciò che Lara Serrano, intensa e brillante cantautrice genovese, racconta in “Follia”, il suo nuovo singolo disponibile in tutti i digital store.

Reduce dal successo delle sue precedenti release – dall’emozionante esordio con “Vinti” (2020) al romanticismo in bilico tra malinconia e speranza di “Guai” (2020) e il desiderio di rivalsa intrecciato al fuoco dei sogni espresso in “Roma Miami” (2021) -, la raffinata artista classe 1998 torna con un brano capace di rivelare una profonda maturità personale, una consapevolezza interiore che, unita alla sensibilità e alla finezza evocativa della sua penna, rende in musica emozioni e sentimenti per troppo tempo repressi e rinchiusi nello scrigno del cuore, sollevando, step by step, quello che Arthur Schopenhauer ha definito il “Velo di Maya”, l’illusione che ci impedisce di scorgere e percepire la Verità, per connetterci alla nostra più autentica essenza.

Una suggestiva e coinvolgente sintesi delle pagine del proprio passato, dei contrasti con se stessi verso la costruzione di un’identità e di un carisma forgiati con la forza scaturita dalle fragilità – «Ho sempre un’alba in tasca perché ho paura del buio e una manciata di freddo quando fuori sarà Luglio» -, uno sguardo onesto e consapevole sul presente, che, privo di ogni forma di giudizio, osserva senza colpevolizzare l’occhio da cui nasce, cogliendo sfumature, scenari e cromie che si susseguono per comporre l’articolato e straordinario mosaico della nostra vita.

Dal dolore straziante per la perdita terrena di un faro guida del proprio cammino – «nel buio dei 15 anni, tra le regole e i danni, nel fior fiore dei miei affanni, per la perdita di Fanny» – a quello necessario e universalmente condiviso del percorso di crescita personale – «ho paura di guardarmi dentro, ho paura sia vuoto» -, Lara ripercorre il suo vissuto fino al momento attuale, in un incalzante avvicendarsi di istanti che corrono veloci ma lasciano nell’anima il sapore dell’eterno, trasformando «un cuore di plastica» dalle «emozioni sottovuoto» in un «asso nella manica» capace di liberarsi dal «peso lancinante di mattoni che non costruiscono niente», per rinascere, oltre al dolore, oltre la “Follia” che, giorno dopo giorno, attraverso la conoscenza di sé, smette di identificarsi con i sentimenti che ci compongono, quell’«abbraccio intorno al collo che continua a stringere», arrivando a comprendere che l’unica vera follia è quella di vivere a metà – «non scambio oro con il rame» -.

Una pagina del diario emozionale di Lara, che, come lei stessa spiega, è destinata al bimbo che ognuno di noi si porta dentro:

«”Follia” è nata sul tetto di un residence pugliese, in un periodo in cui lo stress e i ricordi erano all’ordine del giorno. È un riassunto della mia adolescenza, di quel bagaglio emotivo che ha contribuito a formare la persona che sono oggi. Si evince il dolore per la perdita di mia nonna, che è sempre stata “casa” e la paura di non trovare un sorriso di riserva nei periodi più bui. È una canzone completamente autobiografica, la cui destinataria è la me bambina, il lato delicato, impaurito e meravigliosamente fragile che vive dentro ciascuno di noi. La musica, per me, è sempre stato uno strumento di autoanalisi, di sfogo e questo pezzo ne è la prova».

Prodotto da Emanuele Sciarra, che ha cucito su un testo di rara bellezza una veste sonora dinamica e fresca, con netti richiami all’immaginario pop di fine anni ’90, “Follia” è il lascito in note al nostro Io bambino, una carezza sulle cicatrici dell’anima che ricorda a ciascuno di noi quanto la “Follia” stia nel rinnegarle perché, l’unico modo per liberarsi dalla sofferenza non è evitare che si ripresenti, precludendosi così la possibilità di vivere pienamente anche le emozioni positive, né disconoscerla; bensì accettarla come parte integrante, imprescindibile e spesso funzionale, nella ricerca di ciò che siamo davvero.

 

“Follia” è l’atteso ritorno di Lara Serrano, un tuffo tra le ferite del passato per amarsi nella propria totalità

Lara Serrano è una cantautrice italiana nata a Genova il 05 Ottobre 1998. Manifesta la passione per la musica fin da bambina, passando ore a guardare in TV lo Zecchino d’Oro e cantando le canzoni presentate nella kermesse canora. Pochi anni dopo, dà il via alla sua formazione artistica studiando pianoforte e, durante le scuole medie, prende parte ad una band scolastica che le consente di mettere in pratica le competenze acquisite esibendosi su svariati palchi e partecipando – e vincendo – diversi concorsi. A soli 12 anni, scrive il suo primo brano inedito, “Basta un solo sguardo”, dedicato alla nipotina e, tre anni più in là, dopo la scomparsa della nonna materna, abbandona lo studio del pianoforte per dedicarsi a quello della chitarra elettrica. Nel 2017, si diploma al Liceo Linguistico e prosegue il suo percorso formativo con gli studi accademici in Giurisprudenza, senza mai abbandonare la musica: nel 2020, infatti, rilascia sulle piattaforme digitali il suo primo singolo ufficiale, “Vinti”, seguito, qualche mese più in là, da “Guai” e, l’anno successivo, da “Roma Miami”, prodotto da Beppe Stanco, con videoclip ufficiale firmato da Gianluca Garretto e ispirato alla figura della celebre produttrice cinematografica Rita Rusić, che la stessa Lara ha l’occasione di conoscere personalmente. Nel Dicembre 2021, esce il remix di “Roma Miami”, interpretato in collaborazione con Fra Melito, giovane e brillante artista emergente della scena capitolina e, nel 2022, è il turno di “Follia”, un pezzo intenso e viscerale volto a sollevare da se stessi e dal mondo le maschere del giudizio, quello che Arthur Schopenhauer ha definito il “Velo di Maya”, l’illusione che ci impedisce di scorgere e percepire la Verità, per connetterci alla nostra più autentica essenza, a cui fa seguire, nell’estate dello stesso anno, “C’est la vie”, release scritta a quattro mani e interpretata con il cantautore meneghino Marco Conte. Allegra e solare, ma al contempo intimista e riflessiva, Lara Serrano è una voce fuori dal coro, una penna in grado di emanare la luce per riemergere dall’ombra dei conflitti interiori, delle etichette e dell’individualismo di una società che corre veloce, troppo veloce per ascoltare i bisogni del cuore.

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